arpad weisz
Arpad Weisz è considerato come uno dei migliori allenatori della storia del calcio. Dopo aver giocato in patria ed aver preso parte alle Olimpiadi di Parigi ‘24, quell’anno arrivò in Italia giocando con l’Alessandria e la stagione con l’Inter. A causa di un infortunio si ritirò ed iniziò ad allenare.
Tra il 1926 ed il 1930 è sulla panchina dell’Alessandria, degli ungheresi dell’Haladas e l’Ambrosiana Inter, lanciando Giuseppe Meazza e vincendo uno scudetto nella stagione 1929/1930. Il calcio italiano abbracciò il professionismo: non era più un hobby, non più una cosa da pionieri, ma diventava serio e portava società, allenatori e giocatori a guadagnare diverse migliaia di lire. Cambiava tutto: schemi, tecnica, approccio. Dopo un passaggio in Ungheria, tra il 1931 ed il 1934 Weisz allenò il Bari e per altre due stagioni l’Ambrosiana.
Nel 1934 Weisz approdò al Novara Calcio. Sotto la Cupola rimase metà stagione, giusto il tempo di far capire al club come si gioca a calcio. La prima partita di Weisz alla guida del Novara è stata Spezia-Novara del 30 settembre 1934 (vinta dagli azzurri 2-4), mentre l’ultima è stata il pareggio di Casale del 23 dicembre 1934. La stagione 1934/1935 il Novara Calcio la concluse con Imre Bekey che lo portò al secondo posto nel girone A dietro al Genoa e la stagione successiva, grazie ai dettami lasciati da Weisz, gli azzurri vinsero il campionato di Serie B e furono promossi per la prima volta nella loro storia in Serie A.

Una breve esperienza quella di Weisz che si concluse con la chiamata del Bologna del presidente Dall’Ara che voleva creare una squadra fortissima affidandola al tecnico più innovativo del tempo. Allenò il Bologna fino al 22 ottobre 1938, vincendo due scudetti ed il Trofeo dell’Esposizione Universale di Parigi.
La vita di Weisz e della sua famiglia prese una piega tragica con l’introduzione delle leggi razziali: andò via da Bologna e fino al 2007 non si seppe più nulla di lui. Grazie al libro di Matteo Marani si scoprì la sua tragica sorte: dopo Bologna arrivò a Parigi e poi andò a Dordrecht, nei Paesi Bassi, dove riprese ad allenare. Fu oggetto di una retata e fu portato a Westerbork con la famiglia. Il 5 ottobre 1942 i Weisz partirono verso la Polonia e arrivarono, dopo due giorni di viaggio, ad Auschwitz: la moglie e i due figli morirono nelle camere a gas di Birkenau, mentre lui andò in un campo di lavoro in Alta Slesia. Tornò a Auschwitz quindici mesi dopo dove morì in una camera a gas. Aveva 47 anni.
Dopo la scoperta della sua vicenda finita nel dimenticatoio, tutte le città che lo hanno visto allenare gli hanno dedicato qualcosa. Novara non fu da meno e il Comune optò per una targa all’interno dello stadio. Si pensò di unire in un solo “evento” il ricordo di Weisz ed ricordo delle vittime della strage di Novara del 24 ottobre 1944 dove morirono, nelle odierne piazza Martiri e Cavour, sette antifascisti. Dal 28 ottobre 2013 all’ingresso della tribuna del “Piola” è stata affissa una targa che ricorda la sua esperienza al Novara.