sergio borgo
Sergio Borgo è stato, senza dubbio, il personaggio più iconico riconducibile al Novara dei primi anni Duemila. Nativo di Soncino con un buon passato da calciatore, Borgo una volta appesi gli scarpini al chiodo è rimasto nel calcio, diventando un direttore sportivo di talento quanto uno scopritore di talenti.
E’ arrivato a Novara il 14 marzo 2001 e vi è rimasto per otto stagioni consecutive, con addii e ritorni repentini: Borgo è stato l’anima, il cuore, il cervello e il braccio operativo del Novara e ancora oggi già solo dire (o leggere) il suo nome fa dire ai tifosi “am vegna al magon”, anche se il miglior risultato è stata la promozione in Serie C1 della stagione 2002/2003.

Il Novara “sergioborghiano” non è mai stato domo e faceva il mercato con poche migliaia di euro (da Rubino a Palombo, da Ciuffetelli a Cioffi, da Monza ad Egbedi fino a Ludi, Centurioni e Bertani), otteneva risultati storici e portava la gente allo stadio. Il suo rapporto con il Novara si interruppe il 6 maggio 2009 quando De Salvo chiamò Pasquale Sensibile. La prima volta che Borgo è tornato a Novara da avversario (il 16 marzo 2019 quando era al Cuneo), tutto il “Piola” lo ha accolto in piedi e con cori di ammirazione. Lui ha ricambiato con affetto, quasi con emozione.
Cos’è stato Sergio Borgo? Uno che al calcio ha dato tanto e che forse ha ricevuto meno dallo stesso. L’unica amarezza è stato il non essere riuscito a portare la squadra azzurra in Serie B, una cosa successa (ironia amara della sorte) proprio la stagione successiva al suo addio. Nessuno a Novara si dimenticherà mai di lui, del “chiacchierone toscano”, di quell’uomo dall’aspetto corpulento e burbero che andava in panchina anche in inverno con la camicia con le maniche arrotolate.