novara – roma 0-2
21 maggio 1941 – Disastro arbitrale… invasione di campo… partita sospesa
La partita che stiamo per raccontare avrà, curiosamente, una replica una decina d’anni dopo, suscitando un notevole clamore mediatico e finendo sulle prime pagine dei giornali con il nome di “Scandalo Pera”. Il comune denominare tra le due partite è che in entrambe le occasioni, il Novara ne uscì fortemente penalizzato dalle decisioni arbitrali.
Questa partita si riferisce agli ottavi di finale di Coppa Italia 1940/41, una manifestazione a quel tempo giovane, nella quale il Novara ha sempre ben figurato, giungendo sino alla finale nella stagione 1938/39. Il torneo si gioca con la formula inglese, partita unica in casa della squadra sorteggiata per prima; in caso di parità dopo i supplementari, si va al replay a campi invertiti. Le squadre di Serie A, tra cui il Novara, entrano in scena dai sedicesimi di finale. Il nostro abbinamento è Bari – Novara, ma i pugliesi già retrocessi con parecchie giornate d’anticipo in serie B e in grave crisi finanziaria, rinunciano a giocare, dando via libera agli azzurri che così approdano senza giocare agli ottavi, il nuovo sorteggio dice Roma-Novara.
Il 17 maggio allo stadio Nazionale del Partito Fascista (poi stadio Flaminio), il Novara, in formazione largamente rimaneggiata (mancavano ben 6 titolari tra infortunati e chiamati alle armi), con un nugolo di ragazzini, vogliosi di mettersi in mostra, ma anche tecnicamente dotati, ha bloccato la formazione capitolina, peraltro al completo, sul risultato di 2-2 dopo i tempi supplementari. Risultato sicuramente lusinghiero, che però lascia un pizzico di amaro in bocca, infatti, gli azzurri in vantaggio 2-0 all’intervallo (doppietta di Calzolai), sono stati raggiunti dai giallorossi nel finale dei tempi regolamentari, il nulla di fatto nei supplementari ha rimandato ogni decisione sul passaggio del turno alla ripetizione della partita cinque giorni dopo a Novara.

Il 22 maggio nella giornata (allora) festiva di Pentecoste, un buon pubblico (circa 5000 spettatori), che nonostante la cocente delusione della retrocessione in serie B di poche settimane addietro, decretata più dagli intrighi di Palazzo che dai valori espressi sul campo, si è dato appuntamento allo Stadio del Littorio (quello di via Alcarotti) per vedere all’opera la squadra azzurra, la quale, ancorché imbottita di giovani ha dimostrato ottime qualità. Il passaggio del turno è sicuramente alla portata e tutto l’ambiente è fiducioso di proseguire il cammino in Coppa Italia.
Il Novara conta sempre parecchie assenze, ma rispetto alla partita di andata recupera Versaldi.
Le squadre vanno a referto nelle seguenti formazioni:
Novara: Fregosi, Bonati, Galli, Grazioli, Sgobbi, Mainardi, Calzolai, Swaifel, Zanetti, Versaldi, Santhià.
Roma: Masetti, Brunella, Acerbi, Jacobini, Donati, Bonomi, Krieziu, De Grassi, Amadei, Coscia, Pantò.
Arbitro Scarpi di Dolo.
L’arbitro Scarpi all’epoca era considerato uno dei migliori arbitri italiani, basti pensare che nel 1939 aveva ricevuto il prestigioso Premio “Giovanni Mauro” quale miglior arbitro italiano della stagione, sulla carta una garanzia d’imparzialità, purtroppo non sarà così.
Il Novara parte a spron battuto e già al 4° minuto Santhià si incunea nella difesa avversaria, salta come birilli i difensori e appena entrato in area dal vertice destro serve un perfetto assist per l’accorrente Calzolai che, con un destro potente e preciso sotto la traversa, fulmina imparabilmente il portiere Masetti, mandando in tripudio i tifosi novaresi.

Nonostante fossero passati solo pochi minuti dall’inizio, il Novara oltre al gol aveva già impegnato il portiere Masetti in un paio di interventi tutt’altro che semplici, segno evidente di una supremazia incontrastata. Nonostante il vantaggio il Novara continua a spingere e al 12° Zanetti pescato in area da un passaggio filtrante di Versaldi, salta con un dribbling secco il diretto avversario Acerbi, è solo davanti al portiere, ma il difensore in un disperato intervento da dietro lo atterra, rigore nettissimo senza alcun dubbio; ma Scarpi, oltretutto ben appostato, con ampi cenni fa incredibilmente continuare tra le vibranti proteste dei giocatori novaresi increduli della decisione presa.
Dagli spalti iniziano le contestazioni, partono all’indirizzo del direttore di gara bordate di fischi frammisti a insulti, ma poiché in campo il Novara è padrone della situazione e la reazione della Roma è praticamente inesistente, almeno momentaneamente la tensione si stempera, torna la calma e il pubblico riprende a seguire l’incontro con la passione e l’entusiasmo dei primi minuti.
Improvvisamente al 34° minuto in uno dei rari tentativi d’attacco della Roma, Coscia da una decina di metri fuori area in posizione defilata, lascia partire un tiro-cross (più cross che tiro) la cui traiettoria beffarda va a infilarsi nell’angolino alto alla destra di Fregosi, nettamente sorpreso poiché non si aspettava il tiro verso la porta. Siamo 1-1 è una doccia fredda per tutti, lo stadio ammutolisce, i giocatori azzurri, sicuramente complice la giovane età di alcuni di loro, accusano il colpo, per alcuni minuti sono in confusione totale, ma la Roma non ne approfitta, continua nel suo gioco di contenimento che diventa lento e prevedibile quanto tenta di verticalizzarlo.
Passati indenni questi pochi minuti di sbandamento, il Novara riprende a macinare il proprio gioco, così come anche il pubblico riprende a incitare a gran voce i propri beniamini. Arriviamo agli ultimi 2 minuti del primo tempo e qui succede veramente di tutto; il Novara con una splendida azione corale, tutta di prima, tra Santhià, Versaldi, Zanetti, mette quest’ultimo in posizione defilata davanti a Masetti; sull’uscita del portiere l’attaccante azzurro serve Versaldi all’interno dell’area piccola che tutto solo con davanti la porta sguarnita è pronto al più facile dei gol, ma sul passaggio rinviene disperatamente il difensore Acerbi che si tuffa, e con la mano (a braccio proteso) riesce a deviare il pallone a centro area dove Brunella allontana.


Già prima non c’erano dubbi che l’atterramento di Zanetti fosse rigore sacrosanto, ora, se possibile, il rigore è ancora più netto, ma tra lo stupore generale, Scarpi, anche in questa occasione ben appostato, decide di non intervenire facendo plateali e teatrali segni di diniego col capo. Ma non finisce qui, mentre i giocatori del Novara lo rincorrevano per protestare, la Roma riparte, Donati lancia Amadei tutto solo al limite dell’area novarese in nettissima posizione di fuorigioco, l’attaccante giallorosso prosegue l’azione, si aggiusta il pallone con una mano e batte Fregosi. Per Scarpi il gol è (ovviamente) regolare, la Roma è avanti 2-1 e virtualmente qualificata al turno successivo.
A questo punto si scatena il putiferio, la folla che ha già troppo tollerato durante la stagione i tanti errori arbitrali e le poco chiare manovre del Palazzo che solo un paio di settimane prima si era scomodato per salvare dalla retrocessione l’altra squadra capitolina a discapito del Novara, non riesce più a contenere la propria rabbia e la propria indignazione per tutte le vessazioni subite. Questi sentimenti fanno ben presto precipitare la situazione, dagli insulti si passa ad un fitto lancio di oggetti in campo, alcuni tifosi si appendono alla rete di recinzione per urlare tutto il loro disappunto nei confronti di un arbitraggio palesemente fazioso e in malafede mentre altri, più audaci, tentano di scavalcare la recinzione per entrare sul terreno di gioco e alcuni di loro ci riescono.
Intanto Scarpi, circondato in campo da giocatori e dirigenti novaresi, avverte la pesante contestazione del pubblico inferocito e vedendo l’invasione di campo di alcuni tifosi che non vedono l’ora d’incontrarlo personalmente e non certo con intenzioni amichevoli, ormai consapevole della gravità della situazione, fischia e manda tutti negli spogliatoi. A posteriori non si sa se abbia fischiato la fine primo tempo o la sospensione della partita. I romanisti ancorché non coinvolti nelle proteste, vista la situazione cercano di prendere velocemente la via degli spogliatoi, stessa cosa tenta di fare l’arbitro sempre incalzato dai giocatori e dirigenti azzurri.
Anche gli spettatori della tribuna, tradizionalmente più compassati, sono stati travolti dal clima di protesta e bersagliano con tutto quello che trovano l’arbitro, il quale cerca affannosamente di crearsi un varco per raggiungere lo spogliatoio. Prima che riesca a immettersi nel sottopassaggio, oltre a qualche spintone, più o meno volontario, rifilatogli nella calca da giocatori e dirigenti azzurri, riceve anche una non certo amichevole pacca sulle spalle da uno dei tifosi che hanno invaso il terreno di gioco, il quale si dilegua immediatamente approfittando della confusione che regna praticamente in tutto lo stadio.
Guadagnata faticosamente la via verso gli spogliatoi, negli stretti corridoi che conducono allo stanzino dell’arbitro, Scarpi si trova di fronte un paio di dirigenti azzurri, anch’essi inviperiti della sua direzione di gara. Raggiunto lo spogliatoio non proprio incolume, la giacchetta nera si barrica all’interno, comunicando che la partita non riprenderà in quanto non ritiene vi siano le condizioni necessarie per la tutela della propria incolumità fisica.
Intanto all’esterno la situazione si è tranquillizzata, tantoché gli spettatori rimarranno sorpresi e sconcertati quando gli altoparlanti annunceranno che la partita non riprenderà a causa degli incidenti di poc’anzi. L’arbitro Scarpi lascerà gli spogliatoi solamente quando arriverà a prelevarlo la forza pubblica che lo accompagnerà fuori dallo stadio da un’uscita secondaria (via Sottile), mentre i tifosi attendevano invano la sua uscita dall’ingresso principale.
Alla fine, verrà assegnata la vittoria 2-0 a tavolino alla Roma, resta il rammarico di non aver disputato il secondo tempo, perché, per quanto visto in campo, il Novara avrebbe potuto ribaltare la partita anche con un arbitro con la casacca giallorossa, l’amarezza è ancora maggiore se si pensa che la Roma in quell’edizione arrivò sino alla finale, superata dal Venezia dell’astro nascente Valentino Mazzola.