novara – juventus 0-1
30 agosto 1972 – I campioni d’Italia superano il Novara solo con un rigore al 90′
Il 30 agosto 1972, segna il ritorno del calcio giocato dopo la pausa estiva, per i tifosi azzurri è giunto il momento tanto atteso, quello di tornare allo stadio. Il Novara fa il suo esordio stagionale in Coppa Italia contro la Juventus Campione d’Italia. Per i tifosi novaresi la stagione calcistica non poteva iniziare in modo più allettante, l’attesa in città è febbrile e per la gioia del cassiere i biglietti sono andati letteralmente a ruba. All’epoca la Coppa Italia era riservata esclusivamente alle squadre di serie A e B, la prima fase si svolgeva con la formula del girone all’italiana, ogni girone era composto da 5 squadre, si giocavano incontri di sola andata (due in casa, due in trasferta e un turno di riposo), passava il turno la prima di ogni girone.
Mercoledì pomeriggio alle 17,30 quando le squadre scendono in campo, sotto un cielo plumbeo che minaccia il classico temporale di fine estate, il vecchio Comunale regala un fantastico colpo d’occhio. Gremito in ogni ordine di posto, gli spettatori presenti sono oltre 20.000, ovviamente con una buona rappresentanza juventina. Oltre che per il prestigio della partita, i tifosi azzurri sono ansiosi di vedere all’opera i numerosi nuovi acquisti, in estate la squadra è stata profondamente rinnovata rispetto all’anno precedente e per l’occasione l’allenatore Parola dispone di tutta la rosa al completo. Anche la Juve dal canto suo si presenta a Novara in formazione tipo, fatta eccezione per l’assenza di Bettega.

I bianconeri sono più avanti nella preparazione, non solo perché hanno già esordito vittoriosamente in Coppa Italia rifilando un perentorio 3-0 al malcapitato Foggia, ma soprattutto perché tra un paio di settimane saranno impegnati nel primo turno a eliminazione diretta di Coppa dei Campioni contro l’Olympique Marsiglia. Con queste premesse il compito che attende il Novara appare ancora più improbo, ma allo stesso tempo affascinante, senz’altro la Juventus non arriva all’ombra della cupola per giocare un’amichevole, tanto più che due anni prima, sempre in Coppa Italia, gli azzurri sotto 2-0 erano riusciti a pareggiare eliminando i bianconeri.
Gli ingredienti per assistere a un grande incontro ci sono tutti, il divario tecnico e una condizione atletica più approssimativa, poiché all’inizio del campionato di serie B manca ancora un mese, sono evidenti ma per gli azzurri non sono un problema. Gli stimoli e le motivazioni che una sfida di questo genere infonde nei giocatori sopperiscono all’inferiorità e poi gli azzurri non hanno nulla da perdere, giocheranno con l’obbiettivo di non sfigurare di fronte ai Campioni d’Italia e ai propri numerosissimi tifosi accorsi per sostenerli.
Agli ordini dell’arbitro Serafini di Roma, le squadre si schierano in campo nelle seguenti formazioni.
Novara: Pinotti, Veschetti, Riva, Vivian, Udovicich, Zaccarelli, Gavinelli (Navarrini dal 55°), Carrera, Baisi, Giannini (Marchetti R. dal 79°) Enzo. Allenatore Parola.
Juventus: Zoff, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu (Savoldi II dal 70°), Anastasi, Capello, Haller (Altafini dal 46°). Allenatore Vicpalek.


Tutti i giocatori italiani schierati da Vicpalek, eccetto Savoldi II, hanno indossato (o indosseranno) la maglia azzurra della nazionale italiana. Il tedesco Haller è stato titolare nella Germania Ovest, mentre Altafini, oltre alla maglia dell’Italia, ha indossato anche quella verdeoro del Brasile. Questo la dice lunga, se ce ne fosse ancora bisogno, sulla caratura dell’avversario.
Serafini fischia l’inizio dell’incontro, finalmente la grande attesa è finita. Inizia ufficialmente la nuova stagione calcistica degli azzurri. I primi minuti sono di studio, il Novara mostra un certo timore reverenziale nei confronti dei più titolati rivali, atteggiamento assolutamente comprensibile visto il blasone dell’avversario; tuttavia, i torinesi non ne approfittano e con il passare dei minuti gli azzurri acquistano sicurezza, iniziano ad orchestrare il proprio gioco facendo capolino dalle parti di Zoff.
La Juve, forte della sua indiscussa superiorità, sviluppa la propria manovra alla ricerca dello spiraglio per la giocata vincente. Il Novara non concede nulla, chiude con attenzione ogni spazio e quando entra in possesso di palla non si limita al solo contropiede ma riesce con azioni manovrate a creare pericoli alla retroguardia bianconera. La partita pur non offrendo grandissime occasioni da gol scorre gradevole, stupisce piacevolmente l’autorevolezza con cui il Novara tiene il campo al cospetto della squadra più titolata d’Italia. Gli azzurri arrivano ad impegnare Zoff in non semplici interventi in un paio di occasioni, anche Pinotti dal canto suo si esalta fermando con sicurezza gli attaccanti juventini in quelle rare circostanze in cui riescono ad arrivare al tiro.

Termina così sul nulla di fatto il primo tempo, dal quale non possono che emergere giudizi lusinghieri sulla prestazione del Novara, che sul piano del gioco si è addirittura fatto preferire ai bianconeri, apparsi irretiti dalla ragnatela azzurra e incapaci di esprimere il proprio enorme potenziale.
Che le cose in casa juventina non siano andate per il verso sperato lo si capisce immediatamente quando le squadre fanno ritorno in campo, l’allenatore Vicpalek, sicuramente non soddisfatto della prestazione dei suoi, lascia negli spogliatoi Haller, inserendo al suo posto una punta con caratteristiche più spiccatamente offensive come Altafini. Altafini è un goleador di razza, campione del mondo 1958 con il Brasile di Pelè, poi nazionale dell’Italia ai mondiali del 1962, nonostante l’età, con i suoi gol contribuirà ancora in maniera importante ai futuri trionfi bianconeri. Gol pesanti quelli che realizzerà Altafini nelle sue stagioni in bianconero, ma anche per lui il Comunale sarà avaro di gloria. I difensori azzurri gli monteranno una guardia spietata, non permettendogli alcuna giocata pericolosa o conclusione verso la porta di Pinotti.


La ripresa inizia sulla falsariga del primo tempo ma, con il passare dei minuti il Novara comincia ad accusare la fatica, arretra il proprio baricentro, non riesce più ad articolare la propria manovra in maniera fluida e inizia ad affidarsi sempre più al contropiede per alleggerire la pressione dei Campioni d’Italia.
La prima svolta dell’incontro arriva al 62° minuto, Enzo, stufo del trattamento poco amichevole che gli riservano da inizio gara i difensori juventini, inveisce contro l’arbitro, troppo permissivo nel tollerare o peggio, ignorare le scorrettezze alle quali viene sistematicamente sottoposto. La sua esternazione è talmente roboante che viene percepita distintamente da tutto lo stadio, nonostante questo sia un’autentica bolgia. Senza giri di parole manda “a quel paese” l’arbitro e conclude il suo sfogo innalzando al cielo alcune giaculatorie, il tutto rigorosamente in dialetto veneto.
Tutti i 20.000 presenti percepiscono distintamente le parole di Enzo e, nonostante il gergo dialettale, non vi è alcun dubbio sul significato di quell’affermazione. Significato che non sfugge neppure al signor Serafini di Roma, il quale, pur trovandosi nei pressi dell’area azzurra, distante una trentina di metri dal bomber azzurro, parte immediatamente verso di lui, con uno scatto goffo e impacciato gli piomba addosso e con ampi e plateali gesti del braccio destro gli indica più volte la via degli spogliatoi, espulso! (i cartellini giallo e rosso verranno utilizzati solamente dopo i mondiali del 1974 in Germania Ovest).
I tifosi azzurri, che già avevano più volte manifestato il proprio disappunto nei confronti del direttore di gara, reo di gestire l’incontro applicando due pesi e due misure, ovviamente sempre a discapito dei novaresi, alla vista di quella scena grottesca esplodono in una sonora contestazione, da tutti i settori dello stadio, praticamente all’unisono, parte il coro “buffone, buffone”. Intanto il gigante buono china il capo e si avvia lentamente senza nemmeno protestare verso gli spogliatoi, termina così l’esordio in maglia azzurra di colui che a fine stagione sarà il capocannoniere assoluto del campionato di serie B con 15 reti. Era dai tempi di Silvio Piola che un giocatore azzurro non si aggiudicava questo titolo.

Ora il compito per gli azzurri si fa improbo, già fisicamente provati, dovranno giocare l’ultima mezz’ora anche con l’uomo in meno. La Juventus cerca immediatamente di sfruttare la situazione ma il Novara regge bene l’urto, pur costretto a difendersi al limite della propria area, non concede grandi occasioni da gol. I minuti passano e il risultato resta inchiodato sul nulla di fatto, i bianconeri vanno all’assalto finale, Pinotti, che non vuole certo sfigurare di fronte a un mostro sacro qual è Zoff, si oppone alla grande ad alcune conclusioni bianconere, mantenendo così inviolata la propria porta. Sono ormai trascorsi i novanta minuti regolamentari, il Novara è a un passo dal bloccare la corazzata Juventus e per quanto visto in campo il risultato appare giusto.
Al primo minuto di recupero, dopo un batti e ribatti, all’interno dell’area azzurra, l’arbitro Serafini vede (solo lui!) un presunto fallo di mano di Veschetti e fischia un più che dubbio rigore a favore dei bianconeri.
Le proteste dei giocatori e dei tifosi azzurri sono veementi, la rete di recinzione sotto la pressione di un pubblico inferocito ondeggia e si piega pericolosamente, fortunatamente non si va oltre (meglio evitare sanzioni visto che si tratta solo di Coppa Italia) e dopo pochi minuti, tornata la calma, si può riprendere il gioco. Si incarica di battere il rigore Causio, la sua esecuzione è impeccabile e non lascia scampo al pur bravo Pinotti. Portiere da una parte e pallone nell’angolino basso dall’altra, 1-0 per la Juventus.
Non c’è tempo per tentare una reazione, infatti, pochi secondi dopo aver fatto riprendere il gioco, l’arbitro Serafini, in una delle rare decisioni azzeccate della sua tutt’altro che memorabile direzione di gara, fischia la fine dell’incontro.
La delusione in casa azzurra è cocente, lo stato d’animo è quello di chi ha subito un’ingiustizia. Nonostante la partita sia terminata nessuno lascia lo stadio, i tifosi ammutoliti rimangono impietriti ai loro posti, come se la sottile pioggerellina che da una ventina di minuti ha preso a cadere (sostituendosi al temuto temporale) fosse di ghiaccio e ibernasse tutti quanti.
Anche il portiere Pinotti, nonostante tutti i giocatori hanno abbandonato il terreno di gioco è rimasto tra i pali, non riesce a darsi pace per quel rigore che ha privato il Novara di un prestigioso risultato, toccherà al capitano Carrera riportarlo negli spogliatoi.
Ben 39 anni dopo, quando le due squadre si rincontrano nuovamente in gare ufficiali grazie alla risalita del Novara in serie A, Causio, in un’intervista ricorda quella partita. Le sue parole sintetizzano con precisione ciò che accadde quel pomeriggio nel lontano 1972:
“…Una partita che ricordo molto bene, nonostante sia passato molto tempo, anche perché ci furono una serie di episodi particolari che mi rimasero impressi. Fu una gara inaspettatamente molto combattuta, loro giocavano in Serie B e noi invece eravamo i campioni d’Italia in carica. Sarà per quello, sarà perché era fine agosto e Coppa Italia, che abbiamo sottovalutato l’impegno e non siamo riusciti a sbloccarci se non grazie a un calcio di rigore al 90′. Al dischetto mi presentai io che all’epoca battevo i calci di rigore e lo trasformai (…). Ricordo che gli azzurri avevano anche dei giocatori importanti, come Zaccarelli, Udovicich e Giannini e si giocava ancora nel vecchio stadio, di via Alcarotti…”
È sorprendente che un Campione del Mondo come Causio, uno che di partite importanti ne ha giocate tantissime, si ricordi così nitidamente di quell’incontro, segno evidente che il Novara quel giorno l’ha veramente impressionato.
La prestazione degli azzurri assume ancor più valore se si pensa che a fine stagione la Juventus si confermerà Campione d’Italia, raggiungerà la finale di Coppa Campioni, battuta solo dall’ Ajax del grande Cruijff e anche in Coppa Italia arriverà sino in finale, sconfitta ai rigori dal Milan. Peccato per quel rigore…