novara – genoa 2-1
24 novembre 1974 – Vittoria sofferta e … quanta lotta (in campo e fuori)
Siamo alla 9^ giornata del campionato di serie B 1974/75 il calendario propone la partitissima Novara – Genoa. In quegli anni questa partita era considerata speciale da entrambe le tifoserie, le epiche battaglie, in campo e fuori, che hanno sempre caratterizzato questa sfida, hanno contribuito a darle un fascino particolare, non un derby in senso stretto, ma sicuramente un appuntamento molto sentito sui due fronti, nel quale Davide sfida Golia e molte volte ha la meglio.
Come sempre accade quando arriva il Genoa, la partita comincia molto prima del fischio d’inizio. Coinvolge tifosi e cittadini novaresi, oltre agli abitanti dei paesi della bassa che, in occasione di questa sfida, quasi si trattasse una tradizione secolare da rispettare, si riversano sulla strada principale, per riempiere d’insulti la carovana di macchine dei tifosi genoani, forse un modo per sentirsi vicini agli azzurri anche se non presenti allo stadio. Le stesse scene si assistono a Novara in Corso della Vittoria e Corso Risorgimento (in particolare all’altezza del sottopassaggio) dove transitano i numerosi torpedoni provenienti dall’autostrada.
L’arrivo del contingente più caldo, quello dei tifosi giunti in treno, è ancora più movimentato. Scortati dalle forze dell’ordine risalgono il Corso Garibaldi in direzione dello stadio. Lungo il tragitto sul Baluardo Quintino Sella i residenti appostati a balconi e finestre, attendono il loro passaggio per i tradizionali reciproci sfottò. Gli sfottò ben presto si tramutano in lancio di sassi verso le finestre, per tutta risposta dall’alto piovono fiori … corredati di relativo vaso.
Scemata la “battaglia urbana” per le vie cittadine i genoani arrivano allo stadio proprio all’ingresso della curva nord dove la frangia dei tifosi novaresi più agguerrita è già all’interno. Il tentativo di sfondare il vecchio cancello di legno non va a buon fine, anche perché dalla curva parte una fitta sassaiola che disperde la massa degli assalitori, i quali, venuti a più miti consigli, di buon ordine si dirigono verso il proprio settore.
All’interno lo stadio presenta un fantastico colpo d’occhio, questa volta, oltre alla spettacolare marea rossoblù che colora quasi metà dello stadio, si vedono sventolare anche parecchi vessilli azzurri, grazie anche all’iniziativa dei Fedelissimi che a inizio stagione hanno regalato 500 bandiere agli abbonati.

È una sfida attesissima, poiché entrambe le squadre sono nelle prime posizioni di classifica e possono essere annoverate tra le pretendenti alla Serie A. L’ingaggio di Seghedoni sulla panchina azzurra ha portato una ventata di novità, la squadra è sicuramente più forte che negli anni passati, gioca con una mentalità vincente e diverte i tifosi. Il nuovo mister ha una visione moderna, è un promotore del calcio totale, quello mostrato dall’Olanda ai Mondiali in Germania Ovest (1974).
Torniamo alla partita, la giornata è tipicamente novembrina, grigia, con una leggera foschia, il terreno è in ottime condizioni, nonostante le abbondanti precipitazioni dei giorni precedenti. Le squadre agli ordini dell’arbitro Menicucci di Firenze si schierano in queste formazioni:
Novara: Pinotti, Bachlechner, Veschetti, Vivian, Udovicich, Ferrari, Turella, Carrera, Ghio, Giannini, Del Neri.
Genoa: Girardi, Rossetti, Mosti, Bittolo, Rosato, Campidonico, Rizzo, Arcoleo, Pruzzo, Mendoza, Corradi.

Finalmente si comincia, il Novara parte subito forte, Turella imbeccato con passaggi filtranti da Ghio e Del Neri, prima conclude fuori di poco, poi obbliga Girardi a una non facile parata in angolo. Al 15° minuto arriva il vantaggio azzurro, Del Neri scodella un pallone morbido al centro dell’area genoana, Turella piomba come un fulmine, anticipa nettamente Rosato e Campidonico e con uno stupendo tuffo di testa batte imparabilmente Girardi per l’1-0.
Esplode il Comunale che, come d’incanto, si tinge d’azzurro, forse come non lo è mai stato in passato, mentre sull’altro fronte i tifosi liguri sono ammutoliti e sbigottiti dal sorprendente gioco mostrato dal Novara. In campo i giocatori genoani non sono meno sbigottiti dei loro tifosi, sguardi spaesati, increduli. In questo primo quarto d’ora sono stati travolti dal ritmo e dall’organizzazione del Novara, che gioca un calcio moderno, fatto di scambi continui e inserimenti da dietro, non permettendo così agli avversari di avere punti di riferimento.
Chi si aspetta una reazione genoana rimane deluso, è ancora il Novara a dominare la partita, tant’è che la difesa rossoblù continua a essere in affanno, costretta a salvataggi disperati; gli sporadici tentativi di ripartenza s’infrangono sul nascere, grazie a un ottimo Ferrari che fa da diga davanti alla difesa, i pochi palloni catapultati dalle parti delle punte Pruzzo e Corradi sono facile preda della nostra difesa, cosicché per tutto il primo tempo Pinotti rimane inoperoso. I rossoblù iniziano a innervosirsi, lasciandosi andare a qualche fallo di troppo nei confronti degli imprendibili avversari.
L’immagine dello stato d’animo dei genoani è ben rappresentata da Rosato, il quale protesta in continuazione e in modo molto plateale con l’arbitro, questi lascia correre evitandogli, probabilmente visto il suo glorioso passato, una sacrosanta ammonizione. Certo Rosato non immaginava di rivedere a Novara i fantasmi visti 4 anni prima allo stadio Atzeca di Città del Messico, dove nella finale del campionato mondiale fu letteralmente annientato dalle funamboliche giocate dei brasiliani. Passi se a farlo impazzire sono stati Pelè, Rivelino e Jairzinho, ma non può sopportare di ricevere lo stesso trattamento da Ghio e Turella!!
Il primo tempo si conclude con il Novara in vantaggio e padrone del campo e un Genoa costretto sulla difensiva e incapace di organizzare alcun tipo di manovra.
Le squadre si presentano in campo per la ripresa con i medesimi effettivi, ci si accorge immediatamente che l’atteggiamento degli ospiti è cambiato, pur senza imbastire alcuna azione interessante hanno aumentato il ritmo e scodellano palloni all’interno dell’area novarese con il chiaro obbiettivo di ottenere un calcio di rigore. Le simulazioni si moltiplicano, sino a sfociare nel grottesco quando qualche rossoblù si tuffa senza avere alcun avversario nelle vicinanze. Un comportamento dettato probabilmente dal senso d’impotenza che serpeggia nelle file genoane, ma sicuramente suggerito anche dal fatto che attaccando sotto la curva dei propri sostenitori, questi possono mettere pressione all’arbitro inducendolo a fischiare il rigore.
I tifosi genoani non si fanno pregare, già dalle prime cadute nell’area novarese, non causate da interventi irregolari, si aggrappano minacciosi alla rete di recinzione iniziando un fitto lancio di oggetti in campo. Con il passare dei minuti il clima si fa sempre più rovente, i giocatori liguri continuano nella loro tattica simulatoria aizzando ancor di più i propri tifosi che iniziano a divellere la caratteristica tribuna di legno della curva sud lanciandola a pezzi sul terreno di gioco, negli altri settori ove i tifosi sono mischiati scoppia qualche piccolo tafferuglio.
Il Novara non perde la calma, non cade nel tranello della provocazione e a livello di gioco non soffre più di tanto, il Genoa non riesce a rendersi pericoloso, l’arbitro, l’internazionale Menicucci, non sembra farsi condizionare dai fattori ambientali esterni e il portiere Pinotti, il più bersagliato dai tifosi avversari, non si preoccupa troppo della situazione e svolge egregiamente il suo lavoro, che, come per tutto il primo tempo è limitato all’ordinaria amministrazione, nessun tiro pericoloso giunge dalle sue parti.
Al 55° minuto, lancio in area in direzione di Pruzzo, in sospetto fuorigioco (come farà notare a fine gara Seghedoni, senza peraltro alimentare alcuna polemica), Udovicich lo affianca portandolo verso l’esterno, il contatto è lieve ma Pruzzo stramazza a terra, questa volta per Menicucci è rigore. Si scatenano le proteste degli azzurri che circondano l’arbitro per un rigore che francamente definire generoso è un eufemismo, ma Menicucci è irremovibile.
La decisione dell’arbitro non ha calmato gli animi dei genoani sugli spalti, dalla curva continuano a piovere in campo oggetti di ogni tipo, soprattutto continua l’opera di demolizione della tribuna, ma anche i tifosi azzurri sono esacerbati, il rischio che le due tifoserie vengano a contatto è reale.
Intanto tutto è pronto per la battuta del calcio di rigore, a sorpresa va all’esecuzione Bittolo e non Pruzzo come tutti si aspettano. Bittolo prende la rincorsa, calcia di potenza alla sinistra di Pinotti, il tiro è forte ma non molto angolato e a mezz’altezza, il portiere è reattivo e va a respingere il pallone che ritorna sui piedi di Bittolo, il quale se lo aggiusta e tira nuovamente verso la porta, Pinotti che non vuole vanificare la sua prodezza, si rialza di scatto riesce nuovamente a respingere il tiro, sulla nuova ribattuta si avventa Pruzzo che scaraventa in rete calciando a incrociare nell’angolo opposto, questa volta Pinotti nulla può nonostante un nuovo estremo tentativo di parata, la palla gli passa sotto il corpo.


E in tutto questo i difensori azzurri dove sono? Incredibilmente pietrificati al limite dell’area a osservare l’azione da spettatori non paganti. Pinotti è furente e, a ragione, li prende tutti indistintamente a male parole; la sua prodezza, anzi, le sue prodezze sono state vanificate dall’immobilità dei giocatori novaresi che avrebbero potuto contrastare sia Bittolo prima, sia Pruzzo poi, impedendogli di ribattere indisturbati a rete.
Dopo tanta sofferenza anche i tifosi genoani possono esultare e si interrompe anche il lancio di oggetti in campo e l’opera di demolizione della curva. Il Novara accusa il colpo ma non si scompone, mantiene serrate le fila, e col passare dei minuti riorganizza il suo gioco, tornando a rendersi nuovamente pericoloso dalle parti di Girardi.
Le avanzate azzurre mettono in apprensione la retroguardia genoana che è costretta più volte a rifugiarsi in calcio d’angolo. Il ritrovato vigore che alimenta la spinta offensiva ha ridato coraggio anche ai tifosi azzurri, i quali hanno ripreso a incitare la propria squadra e la sospingono nuovamente all’assalto della porta avversaria, proprio sotto la caldissima curva nord.
Ennesima proiezione offensiva sulla fascia destra dell’attacco azzurro che costringe i rossoblù a rifugiarsi in calcio d’angolo. Va alla battuta Ghio, salgono in area i colpitori di testa, i difensori liguri li marcano a uomo, sulla linea dell’area di rigore proprio al vertice della lunetta si posiziona Bachlechner, nessun difensore avversario si cura di lui, Ghio lo vede e di collo pieno fa partire un cross teso, Bachlechner stacca da fermo con perfetto tempismo, il suo colpo di testa è una frustata indirizzata all’incrocio dei pali, il portiere Girardi rimane sorpreso, si lancia in un tuffo disperato alla sua sinistra, arriva su quel pallone, lo smanaccia, ma non basta, l’inzuccata di Bachlechner (scoccata dai 16 metri!!) è troppo forte e va a gonfiare la rete. Esplode nuovamente il Comunale che si trasforma d’improvviso in una bolgia indescrivibile che dura addirittura alcuni minuti, sono momenti da brividi, è uno spettacolo vedere gran parte dello stadio esultante e colorato di azzurro.

Seghedoni effettua subito la sostituzione, fuori il capitano Carrera, leggermente acciaccato, dentro l’ala Rolfo.
Il Genoa deve tentare una reazione, mancano ancora 20 minuti per cui il tempo non mancherebbe, ma non ha forza per impensierire il Novara che tiene il pallone ben distante dalla propria porta. Rolfo fa valere le sue caratteristiche di ala abile nel dribbling stretto in velocità, con le sue giocate crea scompiglio nella difesa ospite che è costretta a fermarlo sistematicamente con le maniere forti, falli che permettono al Novara di far salire la squadra e di mantenere il controllo di palla nella metà campo avversaria.
È ancora il Novara a rendersi pericoloso dalle parti di Girardi, il quale salva più volte i suoi dalla definitiva capitolazione mantenendoli in partita sino alla fine, ma il Genoa non riuscirà a creare alcun grattacapo a Pinotti, un segno tangibile della resa genoana lo si vede anche dai suoi tifosi che dopo il gol di Bachlechner sono rimasti ammutoliti e immobili, si riaccenderanno solo a fine partita quando i tifosi novaresi andranno festanti sotto il loro settore.
Dopo 90 minuti di battaglia, mentre ormai si fa fatica a distinguere i giocatori in campo poichè la foschia e l’oscurità stanno scendendo sul Comunale, arriva il triplice fischio di Menicucci, i risultati che arrivano dagli altri campi catapultano il Novara al terzo posto solitario in classifica, sulle tribune è un tripudio, uno sventolio incessante di bandiere azzurre. Nonostante stiano calando le tenebre, i cuori e le menti dei tifosi azzurri brillano di una luce splendente, per loro è stata una giornata radiosa, dopo una prestazione così brillante sotto tutti i punti di vista è lecito sognare; finalmente dopo tanti anni si può legittimamente a tornare a sognare la seria A!!!