alessandria – novara 0-1
6 giugno 1938 – Il derby che vale la serie A
Alessandria – Novara è il derby del quadrilatero più giocato, almeno per quanto riguarda il Novara, sono ben 102 quelli disputati, di cui 76 in campionato al momento della stesura di questo testo.
Inutile dire che tutte le sfide contro i mandrogni, alcune giocate a grandi livelli, sono sempre state caldissime ed emotivamente esaltanti. Esattamente come quella che stiamo per raccontare.
Il campionato di serie B stagione 1937/38 si conclude con un finale thrilling. Il calendario prevede proprio all’ultima giornata, allo Stadio del Littorio di Alessandria (ora Moccagatta), il derby Alessandria – Novara. Nell’occasione la posta in palio è altissima e va ben al di là della semplice rivalità campanilistica: le due squadre insieme al Modena si giocano negli ultimi 90 minuti i due posti disponibili per la promozione in serie A. La classifica prima dell’ultima giornata è la seguente: Alessandria al comando con 43 punti, al secondo posto appaiate Novara e Modena con 41 (allora la vittoria valeva 2 punti).
La squadra sulla carta sfavorita in questa corsa alla Serie A è il Novara, il Modena, riceve a domicilio un tranquillo Verona ed è logico supporre che non avrà difficoltà a imporsi. Per questo motivo gli azzurri, se vogliono raggiungere la serie A, o quantomeno un più verosimile spareggio a tre, devono compiere un vero e proprio miracolo andando a espugnare il campo degli acerrimi rivali. Impresa quasi proibitiva in quanto i cinerini sono imbattuti tra le mura amiche e nelle 15 partite sin qui disputate, hanno totalizzato ben 12 vittorie e solo 3 pareggi.
I ragazzi però ci credono, così come i tifosi che si mobilitano per essere vicini alla propria squadra nella partita dell’anno. Va ricordato che nel 1938, spostarsi da una città all’altra erano tutt’altro che semplice ma i tifosi azzurri riescono a organizzare un treno speciale per Alessandria. Non sappiamo se si tratti di una novità assoluta ma di certo è un evento eccezionale, tanto più trattandosi di una partita di serie B. Domenica 5 giugno, la stazione ferroviaria di Novara è presa d’assalto dai tifosi novaresi che riempiono il treno speciale fino all’inverosimile. Qualcuno, temerariamente, affronta la trasferta addirittura in bicicletta. A tutti questi vanno aggiunti coloro che, avendo un’automobile, affrontano la trasferta in modo autonomo e più confortevole. Le cronache dell’epoca stimano in circa 3.000 i novaresi giunti ad Alessandria, un numero esorbitante, se si pensa che Novara a quell’epoca contava circa 60.000 abitanti e che, come abbiamo detto, i trasferimenti non erano affatto agevoli.
La giornata è particolarmente afosa, è sopraggiunto il primo caldo estivo ma l’eccitazione che pervade i 7000 sugli spalti (quasi la metà di fede novarese) e i giocatori pronti a scendere in campo è tale che nessuno se ne accorge, tutto è pronto per l’inizio di questo importantissimo derby del quadrilatero.

Le squadre si schierano così in campo:
Alessandria: Ceresa, Bignando, Rosso, Caligaris, Parodi, Ghidini, Massiglia, Robotti, Torti, Coscia, Vecchi. Allenatore: Cattaneo.
Novara: Caimo, Bonati, Mazzucco, Bercellino, Mornese, Galiberti, Piola Paolino, Mariani, Torri, Versaldi, Rizzotti. Allenatori: Patti – Marucco.
Arbitro: Ciamberlini di Genova.


Le squadre iniziano contratte, la tensione che attanaglia i 22 in campo non si stempera, quando un giocatore viene in possesso del pallone se ne libera rapidamente, anche in modo impreciso, come quasi che scottasse tra i piedi. E’ evidente la preoccupazione di commettere errore che potrebbe indirizzare irrimediabilmente la partita nella direzione opposta a quella desiderata. Inevitabilmente la manovra risulta farraginosa e imprecisa, non si vedono trame di gioco apprezzabili ma il risultato è troppo importante per chiedere alle contendenti anche il bel gioco. Il pubblico, anch’esso coinvolto nella trance agonistica, partecipa emotivamente alla contesa restando letteralmente in apnea ogni qualvolta si sviluppi una parvenza di azione pericolosa.
L’Alessandria riesce a rendersi pericolosa con un paio di favorevoli occasioni da gol, anche se scaturite in maniera occasionale, ma in entrambe le circostanze, Robotti pur trovandosi in buona posizione per battere a rete calcia fuori. Errori che in partite così equilibrate si possono pagare a caro prezzo. Il Novara, scampati i pericoli, registra i propri meccanismi e comincia a organizzare il proprio gioco iniziando a farsi vedere dalle parti di Ceresa.
Alla mezz’ora esatta Mariani, servito sulla corsia di sinistra s’invola verso la porta alessandrina, giunto al limite dell’area vede lo spazio per il tiro, non ci pensa due volte e scarica una bordata in porta: Il portiere Ceresa intuisce la traiettoria e si appresta alla parata in presa alta. Non ha fatto i conti con Torri; il centravanti azzurro si avventa sul pallone e con grande maestria lo devia di testa, né scaturisce un pallonetto beffardo che scavalca Ceresa e va ad infilarsi nell’angolino alla sinistra dell’esterrefatto portiere. Un gol da grandissimo centravanti, ci vogliono fiuto e tecnica sopraffina, doti che sicuramente non a Torri non mancano, per realizzare simili prodezze. Torri con questo gol si laureerà anche capocannoniere della serie B con 25 reti.

Al di là degli allori personali di Torri, è un gol di fondamentale importanza, che capovolge radicalmente la partita. il Novara è riuscito nel difficilissimo obbiettivo di portarsi in vantaggio e ora può gestire la gara lasciando l’iniziativa agli avversari che, a questo punto, sono costretti a recuperare il risultato se vogliono andare in serie A. Il gol lascia il segno nella squadra grigia che sbanda paurosamente, il Novara diventa padrone del campo e gestisce il gioco a suo piacimento, tanto che 4 minuti più tardi è ancora lo scatenato Torri a mettere i brividi alla retroguardia mandrogna. Al termine di un’azione ben congegnata, si coordina alla perfezione e lascia partire un tiro potente e preciso, questa volta Ceresa è reattivo e, con la punta delle dita riesce a deviare il pallone sul palo, una parata che tiene ancora in partita i suoi.
Il primo tempo si conclude senza ulteriori emozioni, con il Novara che controlla abbastanza agevolmente la partita contro un orso grigio che ferito e frastornato dal gol subito incapace di abbozzare una reazione. Sugli spalti l’atmosfera rispecchia quella del terreno di gioco: i tifosi azzurri festanti, anche se sanno che per suggellare quest’impresa si dovrà ancora soffrire, mentre sul fronte opposto regna il silenzio assoluto. I sostenitori locali appaiono storditi quanto i loro giocatori, scioccati dal gol azzurro che, almeno per il momento, ha frantumato i loro sogni di promozione.
L’intervallo serve però ai grigi per riorganizzarsi e serrare le file, l’allenatore Cattaneo carica a dovere la squadra, che non ha più nulla da perdere, deve buttarsi a capofitto all’attacco per raggiungere il tanto agognato pareggio che significherebbe Serie A. Gli alessandrini tornano in campo con piglio risoluto, decisi a raddrizzare il risultato a ogni costo, fin dalle prime battute iniziano a premere, il Novara, inizialmente regge l’urto senza troppi patemi ma con il passare dei minuti è costretto ad arretrare il proprio baricentro.
Sempre più frequentemente centrocampisti e attaccanti azzurri sono obbligati ad azioni di ripiegamento in aiuto ai propri difensori, fino a che gli attacchi grigi assumono i connotati di un vero e proprio assedio. Il Novara non riesce più a ripartire, neppure con azioni di alleggerimento, il tempo passa, ma troppo lentamente per gli azzurri mentre la pressione dei padroni di casa diventa ancora più pressante.
Il pubblico alessandrino, trascinato dal forcing della propria squadra, ha ripreso a incitare a gran voce, non sono da meno i tifosi novaresi che vedendo la stoica resistenza di tutta la squadra azzurra a difesa dell’importantissimo gol, fanno sentire allo stesso modo il proprio incitamento. Nonostante la costante pressione esercitata, i grigi non creano grosse occasioni da gol, la difesa novarese ha sempre saputo rintuzzare tutte le minacce, si sono prodotte diverse mischie nell’area di rigore azzurra ma ciò ha portato solamente a una serie infinita di calci d’angolo: al termine saranno 9-2 per l’Alessandria.
Negli ultimi venti minuti però si assiste a vere e proprie battaglie nell’area novarese, in alcuni frangenti ci sono ben 21 giocatori nell’area azzurra! Ma il fortino regge, tutti si sacrificano nel ribattere ogni tentativo alessandrino e quando i grigi riescono a trovare la porta c’è un monumentale Caimo a fare da saracinesca.
Il portiere azzurro, celebre per il suo “tuffo a volo d’angelo”, è costretto a esibirlo in più di un’occasione, mandando in visibilio i numerosi tifosi azzurri e nello stesso tempo infondendo fiducia nei propri compagni. In una delle innumerevoli mischie, un pizzico di fortuna viene in soccorso agli azzurri, un tiro di Vecchi, deviato involontariamente dal compagno Torti, obbliga Caimo a respingere d’istinto, il più lesto ad avventarsi sul pallone è il terzino azzurro Bonati ma nella foga di allontanare la minaccia calcia maldestramente il pallone mandandolo a stamparsi sul palo, è la più clamorosa occasione da gol capitata all’Alessandria, che così pareggia almeno il conto dei legni.
Poco dopo, è ancora il duo Vecchi-Torti a mettere in apprensione la retroguardia azzurra e a dura prova le coronarie dei suoi tifosi, cross rasoterra pericolosissimo che attraversa tutto lo specchio della porta ma Torti arriva con un attimo di ritardo mancando l’appuntamento con il pallone, sospiro di sollievo in casa azzurra, ma non è finita. Mancano ormai cinque minuti al segnale di chiusura, l’ambiente novarese sente di essere vicino all’impresa, subire ora il pareggio sarebbe una beffa attroce ma l’Alessandria è tutt’altro che rassegnata alla sconfitta e, nonostante la stanchezza, acuita dalla giornata afosa, getta nella mischia tutte le residue energie a caccia del gol promozione.
Torti riesce a liberarsi per il tiro, ma la sua conclusione trova ancora una volta Caimo ben piazzato che alza in calcio d’angolo tra le imprecazioni del pubblico alessandrino, che a questo punto vede aleggiare sopra al Moccagatta gli spettri della prima sconfitta stagionale e con essa la fine delle speranze di un immediato ritorno in serie A. Proprio allo scadere, l’ultimo disperato tentativo, è sempre Torti, assurto a protagonista in questo finale di gara, a girare perfettamente di testa all’incrocio dei pali un cross di Massiglia, ora il destino del campionato è nelle mani di Caimo, dal suo intervento si decideranno le sorti del campionato.
Caimo, impeccabile sino a quel momento, si lancia disperatamente nel tentativo di parata, è consapevole che non può arrivare su quel pallone ma non si da per vinto e, con un colpo di reni prodigioso riesce a raggiungerlo con la punta delle dita e a portarlo a terra con sé, per poi bloccarlo saldamente con l’altra mano. Si rialza e consapevole dell’importanza della prodezza compiuta, calcia il pallone il più lontano possibile mentre l’arbitro fischia la fine della contesa. I tifosi novaresi, rimasti di sale al colpo di testa di Torti, possono finalmente far esplodere la loro gioia, così come i giocatori in campo per la riuscita dell’impresa. È stata una vittoria ottenuta con una tattica accorta e tanta sofferenza, forse per questo ancor più bella.
I tifosi locali lasciano lo stadio in silenzio, increduli di ciò che è accaduto, forse pensano si tratti solo di un brutto sogno, ma invece è realtà, il Novara ha espugnato il Moccagatta!
Il popolo novarese torna festante in città. Un pensiero va sicuramente agli impavidi ciclisti che, nonostante la stanchezza tornano fieri e orgogliosi, le loro fatiche sono state ampiamente ripagate! L’impresa però non è ancora compiuta, come previsto, il Modena ha sconfitto il Verona. Sarà necessario uno spareggio per decidere le due formazioni che accederanno alla Serie A. Ma questa è un’altra storia. Anzi un altro spettacolare derby.