novara-triestina 2-1
11 giugno 1961 – Salvezza raggiunta grazie allo spareggio di Ferrara
Novara e Triestina terminano il campionato appaiate al terz’ultimo posto e pertanto è dovranno disputare uno spareggio per decidere chi seguirà nell’inferno della Serie C, Foggia e Marzotto Valdagno. La differenza reti sorriderebbe ai giuliani, ma per fortuna il regolamento non la prevede come discriminante.
Il Novara non si aspettava un epilogo di stagione così drammatico, soprattutto dopo il girone d’andata concluso nella parte alta della classifica, poi, anche a causa di una serie incredibile di infortuni, perde punti, la zona promozione si allontana fino a giungere quasi inconsapevolmente in zona retrocessione.
Nell’ultima giornata, il pareggio in extremis raggiunto dalla Triestina, quando ormai la tifoseria azzurra pregustava l’agognata salvezza, ha provocato nell’ambiente novarese un’ulteriore delusione. Il clima che si respira in città è di sconforto e sfiducia, si pensa che la squadra sia per l’impressionante catena di infortuni subiti, sia per il lento quanto inesorabile scadimento di forma, è ormai rassegnata e non ha molte possibilità di superare gli alabardati, che dalla loro hanno il vantaggio di essere più avvezzi alla sofferenza essendo impegnati nella strenua lotta per la sopravvivenza già da alcuni mesi.
Chi sicuramente non è rassegnato, anzi è più che mai agguerrito è Luciano Marmo, al quale quest’aria di scetticismo che aleggia sopra la squadra proprio non piace; senza perdere tempo telefona immediatamente al suo grande amico Paolo Mazza, vulcanico e istrionico presidente della Società Polisportiva Ars et Labor, meglio conosciuta come SPAL, chiedendogli l’utilizzo dello Stadio Comunale ferrarese. Il motivo ufficiale è di far allenare la squadra lontano dalle tensioni dalla città, Mazza concede di buon grado l’impianto affinché il Novara possa prepararsi al meglio a questo decisivo confronto. Marmo ha intuito che proprio a Ferrara si giocherà lo spareggio. E ha ragione.

Mentre gli azzurri cominciano a prendere confidenza con il terreno di gioco La Lega Calcio conferma: sarà proprio il Comunale di Ferrara a ospitare lo spareggio. A Trieste scoppia la polemica, la stampa locale non usa mezzi termini per tacciare il Novara di scorrettezza, la tifoseria si infiamma, la società alabardata presenta addirittura un reclamo ufficiale. Ma tutto è inutile. Il Novara si è mosso con intelligenza e lungimiranza e nel rispetto del regolamento. L’astuta mossa di Marmo ha lasciato il segno.
Intanto, mentre il Novara sotto gli occhi dei sempre più numerosi e interessati tifosi spallini, prepara serenamente la sfida salvezza in un clima per quanto possibile disteso, le due tifoserie si organizzano per l’importantissima trasferta. I tifosi azzurri, nonostante la delusione per l’epilogo imprevisto del campionato, non vogliono lasciare sola la squadra in questo momento così delicato e in buon numero scendono in Romagna pronti a soffrire insieme ai propri beniamini.
Da Trieste l’esodo dei tifosi alabardati è imponente, sicuri della vittoria, discendono baldanzosi in massa lungo le coste dell’Adriatico sino a invadere il capoluogo estense. All’interno dello stadio (ora intitolato proprio al presidente della SPAL Paolo Mazza) i tifosi novaresi sono in minoranza, ma in loro soccorso vengono i tifosi locali che si schierano apertamente con gli azzurri.
Alle cinque della sera, come nella celebre poesia: “La cornata e la morte”, di Federico Garcia Lorca, di una calda e afosa domenica dell’estate padana, davanti a circa 10.000 spettatori, l’arbitro, l’internazionale Jonni di Macerata fischia l’inizio dell’incontro.
Le squadre si schierano nelle seguenti formazioni:
Novara: Lena, Zanetti, Miazza, Testa, Udovicich, Baira, Micheletti, Zeno, Mentani, Galimberti Bramati. Allenatore Facchini
Triestina: Luison, Bernard, Brach, Sadar, Larini, Degrassi, Mantovani, Secchi, Demenia, Trevisan, Fortunato. Allenatore Trevisan.
Anche all’appuntamento decisivo il Novara si presenta falcidiato dagli infortuni, sono indisponibili: Scaccabarozzi, Sanna, Donino e Manzino, a parziale consolazione gli azzurri possono contare sul recupero di Bramati, Miazza e Galimberti, ai quali si aggiunge proprio in extremis Micheletti che il tecnico Facchini non esita a buttare nella mischia.
L’inizio è sorprendente, il Novara rigenerato dalla “cura Marmo” parte alla grande mettendo subito in chiara difficoltà gli alabardati, i quali non si aspettavano certamente tanto vigore e tanta aggressività da parte dei novaresi. I tifosi azzurri non credono ai loro occhi, sorpresi anche loro dalla veemente partenza dei propri giocatori, acquistano fiducia e cominciano a incitare a gran voce la propria squadra. Nella prima mezz’ora il Novara è padrone assoluto del campo, colleziona sette calci d’angolo, fallisce d’un soffio diverse occasioni da gol e obbliga il portiere triestino Luison a due grandi interventi su conclusioni di Mentani e Bramati. Al contrario il portiere novarese Lena è rimasto inoperoso.
Ma ecco che un’altra tegola si abbatte sugli azzurri, Micheletti si infortuna nuovamente al ginocchio, poiché le sostituzioni non erano consentite, viene dirottato all’ala destra dove gioca praticamente da fermo, di fatto il Novara si trova con un uomo in meno in campo. Gli azzurri accusano il colpo, perdono improvvisamente tutta la vivacità e lo smalto che avevano contraddistinto la prima parte di gara, per fortuna la Triestina non ne approfitta, si limita a controllare il gioco, ma non porta alcun pericolo alla porta difesa da Lena, il primo tempo che si conclude a reti inviolate.
Nell’intervallo il clima all’interno dello spogliatoio azzurro è pervaso da preoccupazione e sconforto, si impreca contro il persistere della malasorte e l’inferiorità numerica che rende improba la sfida. A questo punto interviene Baira, che da vero grande capitano poche parole ma pesanti: “I morti si portano via quando sono freddi”. Il messaggio è chiaro, cessano come d’incanto i mugugni e il disfattismo. Baira è riuscito se non proprio a infondere ottimismo perlomeno a inculcare in tutti i compagni la consapevolezza che, prima di cedere, si lotterà strenuamente fino all’ultima stilla di energia.
La ripresa si apre con la Triestina all’attacco. Forte della superiorità numerica, gli alabardati premono e creano pericoli: Lena prima si salva su Fortunato, poi deve ricorrere all’aiuto di Zanetti per sventare un’altra conclusione insidiosa, la pressione alabardata non accenna a diminuire, Mantovani con un tiro da fuori scheggia il palo.
Questa volta sono i tifosi alabardati che sulle ali dell’entusiasmo incitano i propri giocatori, mentre sull’altro fronte i tifosi azzurri sono ammutoliti e preoccupati dalla piega che sta prendendo l’incontro. Su uno dei rari contropiedi che gli azzurri riescono a imbastire per alleggerire la pressione, l’arbitro Jonni giudica involontario un tocco di mano in area triestina, tra le vibranti proteste dei giocatori novaresi.
Al 24’ minuto, la triestina passa in vantaggio, punizione di Sadar, torre di Demania per l’accorrente Trevisan che batte a rete di prima intenzione, ne esce un tiro sporco che però beffa Lena sorpreso dalla strana traiettoria del pallone, è il gol dell’1-0 per la gioia del popolo triestino.
Il Novara anziché cedere di schianto come gli eventi lascerebbero supporre, riparte con le poche energie rimaste all’assalto della porta giuliana. Passano solo quattro minuti e gli azzurri giungono al meritato pareggio, Micheletti, benché zoppicante, riesce a effettuare un cross sul quale esce a vuoto Luison, sul pallone si avventano contemporaneamente Mentani e Galimberti, entrambi sono così determinati a non lasciarsi sfuggire l’occasione che si ostacolano a vicenda, è comunque Galimberti che colpisce di testa e manda il pallone nella porta sguarnita per l’importantissimo 1-1.


Il gol dà nuova linfa agli azzurri, che più dei giuliani cercano nel finale di partita il gol che varrebbe la salvezza, ma, complice anche la fatica, mancano di lucidità e di precisione al momento di battere a rete, per cui non riescono a concretizzare le occasioni create. Si arriva così al termine dei tempi regolamentari sul risultato di 1-1.
Il primo tempo supplementare non riserva particolari emozioni, il gioco è continuamente spezzettato, molti giocatori colpiti da crampi devono fare ricorso alle cure mediche, le due squadre sono esauste e a questo punto si preoccupano più di difendersi che cercare la vittoria.
Comincia a prendere consistenza l’eventualità della ripetizione dello spareggio (i calci di rigore arriveranno solo alcuni anni più tardi), quando anche Zanetti s’infortuna. Non c’è molta scelta, il generoso difensore viene dirottato all’ala sinistra, esattamente come Micheletti sulla corsia opposta giocano praticamente da fermi, di fatto il Novara affronterà il secondo tempo supplementare con solo nove giocatori.
La doppia superiorità numerica è un’occasione troppo ghiotta per farsela scappare, cosicché la Triestina prova a vincere la partita ma è a corto di idee ed energie, gli attacchi portati alla porta di Lena sono sterili e prevedibili, il Novara, arretrati tutti gli effettivi abili, non ha grosse difficoltà a rintuzzarli.
Al 112’ minuto accade l’incredibile, su un rinvio lungo Mentani riceve e serve Bramati, questi cambia gioco con un lancio di trenta metri dove c’è il solo Zanetti, questi, nonostante sia visibilmente claudicante, incitato da tutta la panchina azzurra, si avventa su quel traversone e giunto al limite dell’area avversaria, riesce, seppur in maniera un po’ goffa a causa dell’infortunio, a colpire di testa; al di là dello stile poco ortodosso l’effetto è efficacissimo, il portiere Luison, uscito disinvoltamente sino al limite della propria area convinto di far suo il pallone, viene beffato dalla caparbietà di Zanetti.
Il suo colpo di testa scavalca il portiere, rimbalza sul dischetto del rigore e va a terminare la sua lenta quanto bellissima corsa nella porta vuota, è il 2-1 per il Novara! Lo stoico difensore viene sommerso dall’abbraccio di tutti i compagni e i componenti della panchina.

All’abbraccio collettivo manca il medico sociale dott. Fortina, che giace svenuto accanto alla panchina, nulla di grave, solo stress dovuto alle emozioni, si riprenderà prontamente.
Anche sulle tribune si vivono emozioni forti: piccoli mancamenti, curati con qualche sin troppo energico schiaffone, pianti ed esultanze smisurate che coinvolgono anche i tifosi spallini, in tutti c’è la consapevolezza di aver compiuto un’impresa.
Sull’altro fronte i tifosi alabardati sono impietriti, su di loro si è abbattuta un’ondata di gelo che neppure la peggior Bora è mai riuscita a provocare. Gli ultimi minuti trascorrono senza grosse emozioni, gli alabardati stanchi e demoralizzati, non riescono neppure ad abbozzare una reazione. Buttano nell’area novarese solamente lenti e prevedibili cross, che diventano facile preda del portiere Lena, il quale si esibisce in spettacolari tuffi utili a far trascorrere il tempo e ad esaltare i tifosi azzurri.
Alle 19,30 l’arbitro Jonni dà il segnale di chiusura, dopo 120 minuti di battaglia ed un susseguirsi incessante di emozioni, il Novara è salvo e disputerà anche il prossimo campionato in serie B!

Una vittoria di cuore, sacrificio e di orgoglio, a dispetto di tutte le avversità. Ognuno ha buttato nella mischia tutto ciò che aveva, basti pensare che entrambi i gol sono stati realizzati grazie alla decisiva partecipazione degli infortunati.
I tifosi azzurri invadono il campo per festeggiare i propri stoici giocatori capaci di agguantare una salvezza che sembrava insperata, i festeggiamenti si protraggono per tutto il viaggio di ritorno, alcuni hanno i vestiti strappati, ma la salvezza del Novara vale ben una maglietta! Giungono in città a notte fonda dove trovano ad aspettarli presso i tradizionali ritrovi dei tifosi parecchi appassionati che attendono di sentire il racconto di questa epica partita.
Dopo una giornata così intensa la stanchezza si fa sentire, ma in questa notte di inizio estate nessuno vuole tornare a casa, c’è da festeggiare questa epica impresa!