Flavio Gioria

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Un beniamino del pubblico novarese perché generoso, altruista, uno di quelli che la maglia azzurra ce l’ha cucita addosso.
Lo porta a Novara Egidio Nuvolone, dirigente e talent scout del Novara, che lo incrocia a Nebbiuno. Flavio ha vent’anni e gioca nel Verbania. A Novara dovrebbe fare la Primavera ma la squadra di Bolchi ha un’emergenza e così per frenare il cervello degli avversari si affida a questo giovanotto ventenne, un po’ rude, ma quanto mai efficace.
Col passare delle stagione si affinerà anche a livello tecnico e stilistico, come baluardo di un centrocampo che comprende ancora Luigino Giannini. E’ una squadra che lancia Genzano che può contare ancora su Jacomuzzi e Veschetti. Che ritrova Vivian. Per Flavio sono i suoi idoli.
Lui cresce molto fino a diventare un punto fisso, un prezioso Jolly di un centrocampo composto da faticatori più che giocatori tecnici. Si guadagna fiducia e stima di tutto l’ambiente meritandosi la fascia da capitano. Lo apprezzano molto anche gli allenatori che si alternano a cavallo degli anni Settanta e Ottanta in serie C: da Bolchi a Canali, Vittorino Calloni ed Ezio Galbiati, a Peppino Molina fino a Massei e poi Peo Maroso col quale però non scatta mai l’intesa e così Flavio lascia l’azzurro per Ravenna e chiuderà poi una carriera ricca di soddisfazioni al Varese.
La passione per i colori azzurri gli è rimasta dentro come dimostra la sua presenza in tribuna al “Piola”.